Sanctus Pater Tiberinus
Il Tevere inquieta al di sopra del bene e del male, ingrossato dalle piogge, incattivito dalla nostra pretesa moderna d’infischiarcene. Ma infischiarci di cosa? Che anche Roma ha il proprio Vesuvio, se pure nel suo seno scorre un’anima equorea anziché di lava (nella foto, il Tevere in piena all'altezza dell'isola Tiberina fotografato ieri da Marina Valensise).

Il Tevere inquieta al di sopra del bene e del male, ingrossato dalle piogge, incattivito dalla nostra pretesa moderna d’infischiarcene. Ma infischiarci di cosa? Che anche Roma ha il proprio Vesuvio, se pure nel suo seno scorre un’anima equorea anziché di lava. Ed è appunto il Tevere, il cui originario praenomen etrusco – “Rumon” – non per caso evoca l’idea del seno: sono le tante e tante mammelle disegnate dal suo percorso curvilineo e che nutrono da millenni la terra dell’Urbe dopo aver attraversato l’Italia centrale fin dalla sorgente del monte Fumaiolo. Bisogna osservarlo da un’altura per comprenderne il mistero riassunto anche dal nomen Albula – “originato dall’alto” – come quello del re albano che vi annegò. E la galleria degli appellativi si arricchisce con il cognomen Tiberinus, altra sua vittima regale, albana, divinizzata.
Un tempio al dio Tevere sorse in età romana nell’Isola circondata dalle sue acque, già sacra a Esculapio. Qui, l’8 dicembre, giorno dei Tiberinalia, ricorre la festa in onore di Tiberinus e Gaia, cioè le nozze del Tevere con la Madre Terra. Qui, oggi, dopo aver circondato la città, il fiume di Roma maggiormente promette vendetta. Non avendo quasi più terra con cui giacersi, non trovando quasi più natura da dissetare, non ricevendo più venerazione ma soltanto spazzatura (un dio trascurato o sottoposto a oltraggio può diventare una malattia dell’animo), non potendo al fine trapassare la corazza di cemento sotto la quale soffoca la sua amata consorte, il Tevere di tanto in tanto stabilisce di versarci sopra il proprio corpo e ritornare padrone di Roma.
Un tempio al dio Tevere sorse in età romana nell’Isola circondata dalle sue acque, già sacra a Esculapio. Qui, l’8 dicembre, giorno dei Tiberinalia, ricorre la festa in onore di Tiberinus e Gaia, cioè le nozze del Tevere con la Madre Terra. Qui, oggi, dopo aver circondato la città, il fiume di Roma maggiormente promette vendetta. Non avendo quasi più terra con cui giacersi, non trovando quasi più natura da dissetare, non ricevendo più venerazione ma soltanto spazzatura (un dio trascurato o sottoposto a oltraggio può diventare una malattia dell’animo), non potendo al fine trapassare la corazza di cemento sotto la quale soffoca la sua amata consorte, il Tevere di tanto in tanto stabilisce di versarci sopra il proprio corpo e ritornare padrone di Roma.
(nella foto, il Tevere in piena all'altezza dell'isola Tiberina fotografato ieri da Marina Valensise)